Pierdamiano M.Mazza (Il Convivio)

La poesia di Fabio Clerici potrebbe essere definita con l’ossimorica espressione “dolce amarezza”. Il perché lo si scopre sfogliando le pagine de Le parole e la pietra, corposa silloge di liriche che l’autore stesso indica come riflessioni dal quotidiano.

La poesia di Clerici raddolcisce con uno stile fluido e ben limato le “amarezze” dei contenuti, che amari sono non per scontato spirito d’insoddisfazione bensì per l’impegno personale di discernere ogni cosa che l’autore dimostra di profondere ogni istante della propria vita. In “Guardali” l’ordinaria quotidianità è esaltata come eccezionale avventura d’apprezzare, inserita nella vita degli anziani ormai soli relegati in ospizi o cliniche; analogia di tema è presente in “Anziani di ferragosto”: le fresche acque di solitarie fontanelle nella loro umile essenza fanno da contrappeso al cospetto dell’impavido Duomo e all’ombrosa Ducale Corte dello Sforzesco Castello che vedono passeggiare stancamente vocianti nonni, orfani di vacanzieri figli. L’amarezza lascia il posto alla nostalgia in “La mia casa nel bosco” dove la carezza del ricordo dipinge un nitido quadro di vita vissuta, tracciando con larghe pennellate di colore immagini come la luce di lanterna e la soffitta che la fantasia dei fanciulli popola di draghi e fantasmi; in “Sai com’era il mio Natale” il vissuto d’ un tempo si snocciola in un interessante dialogo con il figlio: e proprio i piccoli sono protagonisti della poesia di Fabio Clerici, come mostrano i brevi aforismi raccolti nella rubrichetta “I bambini insegnano”.

Forte in questa nutrita raccolta è anche l’impegno sociale che non può assolutamente passare inosservato. In “Potente uomo” e “Umana giustizia” è richiamata fortemente l’uguaglianza essenziale dell’uomo, aldilà di cariche o ruoli; nella forte “Dentro la divisa”(che può essere ritenuta a buon titolo capolavoro dell’intera silloge) è ben coniugato il senso del dovere con la naturale presenza delle esigenze interiori di una persona. In “Bianchi camici e rosse divise” è sottolineato l’altissimo valore del volontariato e della convinzione di poter ancora donare se stessi gratuitamente. Sprezzante e sentita è “Non ci sarò”, esempio di maturità interiore dimostrata nel rapportarsi con l’inevitabile fine terrena, passaggio alla vita eterna: non ci sarò/quando il falso dolore/saturerà l’ultimo addio;/ mi troverete nel bosco,/nell’aria frizzante dell’inverno…non sarò li con voi/ anche se il mio terreno corpo/ mostrerà l’ultima sofferente smorfia/ io sarò già lontano. La poeticità di Fabio Clerici si concretizza con la tristezza delle piegate foglie di “Sinfonia d’autunno”, spiazzata dalla vitalità degli implacabili gladiatori che combattono in campo ma sono amici fuori presenti in “Quelli del giovedì”, mentre il vento caldo di “Pomeriggio d’estate” si affianca in un’immersione cosmica che la magia del tramonto regala in “Fuori dal tempo”.

Le parole e la pietra è dunque un riuscito esperimento di fare poesia che, spremendo con delicatezza la vita di ogni giorno, offre al lettore spunti di riflessione e gli si pone davanti a mo’ di uno “specchio” che-come nell’omonima lirica presente in questa raccolta-riflette suoni e paesaggi e storie di umana virtù.

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