Sabina Pollet

Bella la poesia di Fabio dal titolo: “EREMITA”. Scorrevole nella semplicità della forma, spontanea nell’espressione dell’emozione. Siamo tutti un po’ Eremiti, ma pochi sono quelli che lo ammettono. L’Arcano n.9 dei Tarocchi, l’Eremita appunto, è rappresentato da un vecchio saggio che con il suo bastone, alla luce tremolante di una lampada, è in cammino verso la ricerca di “qualcosa” d’indefinito, d’imprecisato, ma dal valore assai significativo: l’ascolto dell’anima. Per fare ciò, procede passo dopo passo, in solitudine, vivendo il tempo interiore e non quello materiale. Quest’archetipo rappresenta in pieno ciò che Fabio vuole comunicarci con la sua poesia: la solitudine vissuta come malinconico, nostalgico distacco dal brulicante mondo, la fuga dalla “logica vita” dentro una “baita in fondo al bosco” per purificarsi “nel silenzio” L’attenzione ai piccoli dettagli del paesaggio come l’ascolto di “voci ammalianti”, di “rauchi lamenti” di “esseri erranti”(così come errante è l’Eremita), non sono altro che i sussurri dell’anima, che spingono Fabio a fermare il SUO tempo, perseguendo un ritmo di vita che si discosta da quello della realtà circostante. E dopo il vedere, l’ascoltare, il sentire, ciò che la montagna bisbiglia, ecco il riscoprirsi EREMITA DELLA PROPRIA VITA, e sapere che lentamente è tempo di lasciare la baita, e tornare “al verde alpeggio”, proseguendo un percorso circolare, che si apre e si chiude conservando all’interno del cerchio, un tempo prezioso per ritrovare se stesso. Mi permetto allora di chiedere a Fabio: “Sei proprio sicuro che la tua anima sia spenta in questo essere Eremita?” Io credo di no. E’ un’anima solitaria, è vero, ma porta dentro più luce di quanto tu possa immaginare e la poesia che hai scritto ne è la conferma. Ciao Eremita!

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