Oronzo Russo

Non conoscevo sin qui FABIO CLERICI, nulla dei suoi studi, della sua anima. Leggendo le sue poesie ho, forse, intravisto la strada per conoscere quest’uomo dalle tante sorprese… Non oso giudicare. Oso solo confessarvi le impressioni che ne ho tratto. Avvicinandomi a DEDICATO A TE di FABIO CLERICI, poeta dell’anima, cosi’ come l’han definito, mi è sembrato di scoprire un palinsesto per affrontare l’ignoto quotidiano, in pretesti quasi narrativi, espressive cronache di una quotidianità sprofondata nella temibile verticalità del subconscio. La sua area di scavo è estremamente vertiginosa ed enormemente vasta , un buco nero dove trovi personaggi che precipitano e si muovono come anime perse. Che siano uomini o pietre agiscono a ridosso di una normalità in affanno, problematica e lunare, portata alla ribalta da Clerici, nello spazio scenico, giocando col gesto della metafora, dell’iperbole e del paradosso, della pura e innocente finzione. Che siano angeli custodi o eccelsi inquisitori, contrabbandieri o bracconieri per fame, viandanti, assassini o callidi adulatori, i personaggi s’affannano attorno in crude apparizioni o dolci nostalgie. E Fabio marcia dritto, senza ripensamenti. In quel mondo non se ne possono avere perchè è un mondo nel quale si agitano le pulsioni del vivere quotidiano e nel quale si è nudi sotto il cielo, e Dio come unico spettatore: è la dimensione solitaria e verticale del dramma, l’essenza dell’uomo che si guarda dentro, che misura l’abisso, che dilania l’anima. Il dolore non ha storia e non c’è tempo per averne. E Fabio ne e’ attratto perchè è costretto a vivere in un assioma che chiede del domani. “Smetto la mia armatura e mi piego al fato”, – dice -, forse in un momento in cui maggiore è il peso delle sue scelte di vita e lo interpreti come un’ancora di salvezza, un estremo tentativo di ribellione ad un mondo mai amico. Mi spiego così gli scenari conflittuali, in una raffica di immagini eteree e nostalgiche, di esistenze e luoghi pietrificati dal dolore nell’inganno della memoria: “irrealmente abbracciarti”, “è già mattina, il giorno della speranza”, “godi la tua libertà e vivi appieno la natura” e tante altre. Dirò che in “Dedicato a te”, Clerici dipinge la storia dell’umanità, in tutte le dimensioni che diventano infinite, perché l’ansia dell’assoluto è connaturata all’essenza dell’essere umano. E allora? S’alza potente la gigantesca personalità di Clerici eppur timida, capace di guardare il sole senza averne sconcerto, che inventa un imprevedibile riscatto che non è una facile conquista nell’immensa e sconfinata natura, ma è aprir immensità su ignoti confini, far proprie idee che non sono quelle vincenti del branco, senza sentirsi un intruso. Insomma, la ricerca di quella pozione capace di darti l’immortalità per illuderti di una salvezza dall’oblio.

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