Andrea Pugiotto (Poeti nella Società Marzo-Aprile 2014)

Il grido della terra di Fabio Clerici

L’Italia è una terra a rischio. Non certo dal punto di vista politico (diecimila bocche che masticano e nessun cervello che pensa davvero), ma da quello fisico-geologico sì. Considerando che la terra è vulcanica per antonomasia, nel Sud Europa, essa è perennemente a rischio sismi, con debite conseguenze per l’ambiente e gli abitanti dello stivale. La terra trema, senza preavvisi di sorta, il panico si diffonde ovunque, le case e i monumenti crollano (due cose delle quali l’amministrazione se ne frega: le case si rifanno, in economia, ed i monumenti non sono che Cultura del passato), la gente muore o resta ferita in modo più o meno grave. Chi non ha avuto la fortuna (!) di finire al cimitero o all’ospedale, è costretto a vivere da sfollato senza casa, in baraccopoli d’emergenza provvisorie (niente è più duraturo del provvisorio, in Italia!), mentre le Autorità continuano a latrare che non si dimenticheranno dei poveri cittadini e si provvederà presto e bene. Ci sono poi atti di valore o umanitari fatti effettivamente dalle forze dell’ordine o da gruppi di volontari ed i giornali fanno servizi di due, tre, quattro pagine, con moltissime foto. Ma tutto questo è solo Storia, in via ufficiale. Ma cos’è davvero un terremoto e quel che ne consegue? Fabio Clerici (classe 1961), scrittore, poeta, viaggiatore appassionato e grandissimo amatore della montagna ci racconta la vera storia del terribile terremoto che colpì l’Emilia il 20 Maggio 2012 (poco più di tre anni esatti dopo la tragedia analoga che colpì l’Aquila). E ce la racconta con voce appassionata, da essere umano, non da scrittore professionista o da giornalista d’assalto, sperando di fare uno scoop che gli valga un Pulitzer (l’Oscar dei giornalisti). Io dico che è una storia VERA in quanto ho affermato sopra è solo un terremoto IN VIA UFFICIALE, raccontato in terza persona, dall’esterno, con tono gelido e professionale. Nessun coinvolgimento emotivo e tutte le virgole al posto giusto. Un servizio completo di tutto che ignora il dolore di chi ha perso un parente o un amico nella tragedia, che ignora il pianto dei bambini, terrorizzati da un evento imprevisto, o i versi delle bestie, non meno spaventate dei cuccioli d’uomo. Questa è una storia vista “da dentro”, narrata in prima persona attraverso le azioni di un gruppo di agenti della Polizia Locale (già Vigili Urbani), in trasferta sul luogo della disgrazia per prestar soccorso, in ogni modo (materiale e spirituale) alle vittime ed ai sopravvissuti, non importa se bestie o umani. Può piacere oppure no, questa storia, ma certo non è una vicenda da prendersi alla leggera. Stavolta è un fatto personale e nel momento in cui lo si legge si capisce che è Dolore vero, autentico sangue caldo, disperazione non di frutto letterario. Un vero schiaffoni piena faccia. Può piacere o no, ripeto. Dipende dalla natura e dal temperamento del lettore, ma non è un libro da prendere in sottogamba. É una testimonianza effettiva, diretta e personale, fatta sulla pelle nuda. E non per modo di dire. E, inoltre è un libro che vale il doppio, in quanto che Clerici è innanzitutto ed essenzialmente un poeta (ha firmato numerose, bellissime sillogi in passato. Il risvolto di copertina ne dà ampia lista) e questo suo sforzo letterario, in prosa, è un raro e non disprezzabile esempio di abilità e di sensibilità artistica. Non è facile davvero, come argomento da presentare ai lettori, vecchi o nuovi che siano. Non intendo commentare oltre. Troppo ci sarebbe da dire e questa è solo un a recensione. Ma chi leggerà questo testo non rimarrà deluso e dovrà rendersi conto che le tragedie mostrate dalla tv non sono un lavoro teatrale a firma Goldoni o Brecht. Qui si fa sul serio.

A cura di Andrea Pugiotto per Poeti nella Società Marzo-Aprile 2014

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